Delle nove Muse, inaspettatamente appare.
Di danze intorno alle tamerici, col piede al suolo d’erbe che si piegano in ossequio.
Cetra si espande.
E’ Lei: Calliope, nel suo vestito d’edera e voile.
Negli arondissements notturni di Poesia, un divertissement a sei mani.
Incastonato alle galassie.
Vertigine glaciale, di draghi
scaglie argento, l’inverno
che mostra le scapole al vuoto.
Ho pianto la morte apparente
nello scherno ai graniti inaspriti
dalla cesura delle nuvole, là
dove anche il cielo ha preso le distanze.
In un accenno d’alba, fasci di meridiani
strinano punte docili, di stella
spiovono dalle sette facce delle Pleiadi
confusi al succo aspro dei due Soli
raccontano il confine dei silenzi preziosi
nel frantumato sperdersi ad ellisse.
La gemmatura nuda dei pianeti
sposa anulari alla mia donna.
Di lei bevo quel possessivo fuori posto
come frattura sopra le labbra
a baciarle, chè ho voglia
di tagliarmi ai suoi versi sbeccati di virgole
L’Esarca di Calliope ti incensa
in mille variabili di luce
Poi al baricentro d’ombra
nei rossi riflessi diaspro
di_amante imperfetta.
Di nuovo Tu.